Avrei bisogno del vostro aiuto per conoscere i consumi comparati di alcuni elettrodomestici di maggior utilizzo. Se è nelle vostre possibilità vorrei che pubblicaste una specie di tabella da cui il consumatore possa valutare i consumi a valle in termini di energia e di spesa reale per la propria famiglia.
Ecco una stima dei consumi di alcuni elettrodomestici, tenendo conto delle caratteristiche medie degli apparecchi disponibili sul mercato. Abbiamo ipotizzato, per alcuni di essi, un utilizzo medio. A volte i risultati discostano dai calcoli fatti a suo tempo per la campagna eni30%, ma sono passati diversi anni e le apparecchiature sono cambiate.
| Utilizzo | Consumi anno kWh |
Spesa annua € |
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| Scaldabagno elettrico | 160 litri acqua giorno x 345 gg/anno |
2000 | 380 |
| Forno elettrico | 4 h settimana x 50 settimane | 160 | 30 |
| Lavatrice classe A | 5 lavaggi settimana a 60°C | 250 | 48 |
| Lavastoviglie classe A | 5 lavaggi settimana | 275 | 52 |
| Condizionatore | uso standard (da etichetta energetica) |
350 | 67 |
| Frigocongelatore 300 lt classe A | uso continuo | 280 | 53 |
| Tv LCD 32" | 4 h/gg + stand by | 107 | 20 |
| PC+schermo LCD 17" | 3 h/gg | 60 | 11 |
| Stufa elettrica 2000 W | 1 h/gg x 2 mesi | 120 | 23 |
| Ipotesi: famiglia 4 persone, presenti in casa per 345 gg/anno, costo energia elettrica (2° trim 2010): 0,19 €/kWh |
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Ho letto con interesse i Vs. consigli sul sito 30 % ma ho una domanda alla quale non ho trovato risposta, e cioè: in casa ho riscaldamento a metano con una caldaia nel bagno e i vari termosifoni sotto le finestre, come praticamente tutti. Ho un termostato che ho programmato per accendere la caldaia alle 13 e spegnersi alle 21, praticamente in base al periodo che siamo in casa. La domanda è questa: è meglio tenere il riscaldamento acceso 24 ore o come faccio io in un periodo determinato, poichè ho notato che alla mattina la temperatura in casa scende di molto (4 gradi) e quindi alle 13 quando si riaccende fatica parecchie ore per tornare ai 20, mentre se lo tenessi acceso 24 ore andrebbe solo qualche istante per mantenere la temperatura è costante. Insomma quale dei due è più economico, accendere 24 ore continuate o solo le 8 che mi servono?
La scelta di azionare l’impianto di riscaldamento relativamente alle effettive ore di utilizzo è sicuramente la più indicata nell’ottica del risparmio energetico ma necessita in ogni caso di alcuni accorgimenti. Innanzitutto un elemento di primaria importanza è il sistema di regolazione della temperatura: a seguito del DPR 26/08/1993 n°412 e successive modifiche, per tutti gli edifici nuovi e ristrutturati dopo il 1993 è d’obbligo l’uso di un cronotermostato, al posto dei tradizionali termostati. Questa legge è la stessa che dispone di mantenere una temperatura di 20°C nelle abitazioni. Se pertanto l’abitazione dovesse disporre del cronotermostato, è possibile in tal caso programmare almeno 2 livelli di temperatura: una temperatura di accensione (i suoi 20°C) e una temperatura di attenuazione (relativa al periodo in cui non si è in casa e/o durante le ore notturne). Il compromesso per evitare un eccessivo abbassamento della temperatura potrebbe essere quello di impostare la temperatura di attenuazione ad un valore di 2÷3 °C inferiore alla temperatura di accensione. Inoltre nei modelli tecnologicamente più evoluti di cronotermostato esiste la possibilità di anticipare automaticamente l’accensione della caldaia per ottenere la temperatura desiderata esattamente all’orario impostato: in questo caso infatti è il cronotermostato stesso a stabilire, in base alla temperatura e all’ora fissate dall’utente, il momento esatto di accensione per ottenere le condizioni di comfort richieste, regolandosi sulla temperatura dell’ambiente esterno. Tale istante sarà pertanto tanto più anticipato quanto più diminuirà la temperatura esterna. Infine se l’abitazione non fosse fornita di cronotermostato (per esempio perchè l’impianto è antecedente al 1993) consigliamo di valutarne l’installazione, dal momento che con una spesa dell’ordine di qualche decina di euro, l’utilizzo di tale strumento comporta un notevole beneficio in termini di riduzione dei consumi di energia e aumento del comfort. Ricordiamo infine che ogni aumento di 1°C della temperatura nell’abitazione comporta un incremento dei consumi del 5-10%.
Ho letto tutte le informazioni di 30% per il risparmio energetico. So tutto sullo stand-by e sulle lampadine, ma non mi è stato possibile quantificare il consumo orario di un computer acceso ed in funzione: dove posso trovare questa informazione?
Non è possibile rispondere senza conoscere le caratteristiche del computer (desktop, laptop? o dello schermo (CRT, LCD?). Consiglio di accedere al sito Energy Star dell'Unione Europea che fornisce un "calcolatore" dei consumi dei PC e dei componenti relativi. Potrà inserire i dati (potenza in Watt) dei suoi componenti, e, se vuole valorizzare in termini economici i consumi energetici, un costo medio dell'energia elettrica di 0,18-0,2 €/kWh o, ancora meglio, ricavarlo esattamente dalla sua bolletta (il costo dell'energia elettrica varia in base al tipo di contratto e dei consumi).
È più conveniente dal punto di vista economico, lasciare sempre acceso uno scalda acqua elettrico di potenza 1500 w o uno a metano di potenza di ben 24000w ? Siamo indecisi quale utilizzare.
In risposta al quesito del cliente, si può affermare che dal punto di vista economico è senz'altro vantaggioso utilizzare uno scaldacqua a gas anziché uno elettrico. Infatti l'acqua riscaldata dall'apparecchio a gas necessita di una quantità di gas che complessivamente ha un costo nettamente inferiore a quello dell'energia elettrica necessaria per scaldare una quantità d'acqua equivalente. Per dare un ordine di grandezza si può dire che per scaldare 80 litri di acqua sono necessari circa 0,3 mc di metano che attualmente costano circa 0,26 €, mentre per scaldare la stessa quantità di acqua con uno scaldabagno elettrico sono necessari circa 3 kWh di energia elettrica che costano circa 0,6 €. Per chiarire i dubbi circa i valori di potenza che il cliente riscontra per i due diversi apparecchi, occorre specificare che lo scaldabagno elettrico assorbe una potenza elettrica dalla rete di 1500 W e pertanto il consumo di energia elettrica sarà pari a tale potenza moltiplicata per il numero di ore in cui lo scaldabagno effettivamente scalda l'acqua attraverso la sua resistenza. Per fare lo stesso esempio, per scaldare 80 litri di acqua sono necessarie circa 2 ore di accensione continua, si avrà quindi un consumo pari a 1500 W X 2 ore = 3000 Wh = 3 kWh. La potenza di 24.000 W indicata per lo scalda acqua a gas si riferisce invece all'energia termica sviluppata dalla combustione del gas, o meglio rappresenta l’energia termica effettiva per unità di tempo (cioè la potenza) che l’apparecchio è in grado di assorbire, e di conseguenza quindi non confrontabile con la potenza elettrica assorbita dallo scaldabagno elettrico. Nel caso di uno scaldacqua a gas per scaldare la stessa quantità d'acqua (80 litri) saranno necessari circa 0,3 mc di metano. Per completezza, lo scalda acqua a metano produce acqua calda solo quando serve - a meno che non sia dotato di serbatoio di accumulo - e quindi, pur rimanendo sempre acceso, consuma energia solo nel momento in cui entra in funzione. Invece lo scaldabagno elettrico lasciato acceso consuma energia ogni volta che la temperatura dell'acqua accumulata scende al di sotto di quella impostata con il termostato. Quindi è chiaro che, per quanto riguarda i consumi energetici, lo scaldabagno a gas è decisamente più economico di quello elettrico. Comunque, per valutare la convenienza nella sostituzione di uno scaldabagno elettrico con uno a gas occorre tenere conto anche delle spese di installazione e del fabbisogno familiare di acqua calda.
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